La nostra selezione di Caparzo Società Agricola

Il territorio di Montalcino, situato quaranta chilometri a sud di Siena, non è un semplice distretto vitivinicolo, ma una monumentale fortezza collinare dove la civiltà della vite coesiste con una natura ancestrale e dominante. Dei suoi ventiquattromila ettari di estensione, ben la metà è ancora oggi occupata da boschi fitti e terre incolte, mentre i profili argentei degli uliveti ne disegnano un decimo della superficie. In questo contesto, il vigneto occupa appena il quattordici per cento del paesaggio, configurandosi come un'eccezione preziosa e mirata. La grande collina ilcinese si presenta come un complesso e tormentato mosaico pedologico emerso dalle acque in epoca pliocenica, uno scheletro geologico dove la progressiva emersione dei fondali oceanici si incrocia con le antiche attività vulcaniche del vicino Monte Amiata. Questa genesi millenaria ha generato un'estrema eterogeneità di suoli disposti su quote altimetriche fortemente differenziate. Nelle fasce più elevate e nobili della collina dominano le formazioni marnoso-scistose del galestro, una roccia friabile che sotto l'azione degli agenti atmosferici si sfalda in scaglie sottili, garantendo alle radici del Sangiovese un drenaggio impeccabile e una profonda impronta minerale. A questo si alternano i blocchi duri di alberese, un calcare compatto di origine marina che apporta finezza e rigor strutturale. Scendendo lungo i versanti, il profilo geologico muta repentinamente, lasciando spazio a depositi di arenarie, argille marine plioceniche e caldi banchi tufacei di matrice vulcanica. In questo labirinto di altitudini, microclimi e suoli, i 3500 ettari vitati del comune trovano la loro massima espressione nel Brunello di Montalcino, un'ode al Sangiovese in purezza regolata da una severa e monastica legge del tempo. Il disciplinare esige infatti un affinamento minimo di due anni in rovere e quattro mesi in bottiglia, imponendo al vino di attendere il gennaio del quinto anno successivo alla vendemmia prima di poter essere immesso al consumo e rivelare la propria identità al mondo.

Se la collina di Montalcino si rivela un labirinto di microclimi e un tormentato mosaico pedologico, la Società Agricola Caparzo, fondata alla fine degli anni Sessanta e rilevata nel 1998 da Elisabetta Gnudi Angelini, ne rappresenta una incarnazione viticola diffusa, grazie a un patrimonio di circa novanta ettari frammentato nei punti cardinali del comune. Il nucleo storico si attesta sui crinali settentrionali in località Caparzo, dove venti ettari vitati insistono a 220 metri di altitudine su matrici plioceniche sabbioso-argillose, affiancati a breve distanza dai cinque ettari del prestigioso vigneto La Casa, arroccato a 275 metri su suoli puramente scistoso-argillosi dominati dal galestro. Spostandosi verso l'estremo versante occidentale, la tenuta intercetta i sette ettari della località La Caduta, situata a 300 metri di quota su terreni sciolti e ricchi di scheletro scistoso-arenaceo. Il mosaico si completa infine nei quadranti meridionali e sud-orientali della denominazione: prima con il vigneto Il Cassero, quindici ettari a 270 metri, dove formazioni plioceniche a matrice sabbioso-pietrosa accolgono filari di Sangiovese e varietà internazionali, e infine nel comprensorio di San Piero-Caselle, ventotto ettari a 250 metri di altitudine, caratterizzato da una spiccata eterogeneità varietale e pedologica.

Questa spiccata parcellizzazione geografica richiede una gestione agronomica ed enologica di assoluta precisione geometrica. I tempi della vendemmia assecondano le diverse curve di maturazione, inaugurando la raccolta nei primi giorni di settembre con le varietà bianche per poi concentrarsi sulla parte finale del mese per le uve rosse. In una cantina tecnologicamente evoluta, dotata di vasche in acciaio inossidabile, i protocolli estrattivi per i rossi prevedono una fermentazione controllata di circa otto giorni cadenzata da rimontaggi e follature. Il monumentale parco legni aziendale, quantificabile in 1600 ettolitri complessivi, organizza l'affinamento attraverso un calibrato dualismo tra le tradizionali botti in rovere di Slavonia da 50 e 80 ettolitri, botti da 30 ettolitri in rovere di Allier, e un nucleo di tonneaux e barriques. Da questa rigorosa architettura produttiva emergono i due vertici della gamma: il Brunello di Montalcino Vigna La Casa, la cui prima annata risale al 1977, pionieristico manifesto del concetto di vigneto singolo, ricavato da un antico podere adiacente a Palazzo Montosoli e storico antesignano dell'introduzione della barrique a Montalcino per plasmare un'anima di aristocratica e gentile compostezza; e il Brunello di Montalcino Riserva, firmato dall'enologo Massimo Bracalente a partire dal 1980 solo nelle vendemmie eccezionali, nato dal mirato assemblaggio tra la freschezza pliocenica delle vigne a nord e la struttura del Cassero a sud, un vino classico e completo programmato per sfidare il tempo attraverso una longevità monumentale capace di superare i decenni.

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