La nostra selezione di Pieropan Società Agricola

Il comprensorio del Soave Classico, rigorosamente circoscritto ai rilievi collinari storici compresi tra i comuni di Soave e Monteforte d'Alpone, si delinea come un ecosistema pedoclimatico unico, governato da una complessa alternanza tra matrici pedologiche di origine antitetica. La fisionomia dominante della denominazione è l'esito di un massivo vulcanesimo sottomarino sviluppatosi durante il Paleogene all'interno dell'antico oceano della Tetide: le ripetute eruzioni di frattura riversarono sui fondali oceanici colate di lave basaltiche scure, tufi e ialoclastiti che, a causa del repentino raffreddamento a contatto con l'acqua, si strutturarono in rocce fessurate, sature di elementi minerali quali potassio, ferro e magnesio. Questo substrato magmatico si contrappone bruscamente, spesso nell'alveo della medesima cresta collinare, a sollevamenti tettonici di natura interamente sedimentaria, dove affiorano calcari nummulitici, marne e sedimenti oceanici ricchi di scheletro fossile. Sotto il profilo microclimatico, l'orografia beneficia della protezione a nord dei Monti Lessini e di una costante ventilazione che pulisce le valli, ma è la risposta termica dei suoli a determinare il comportamento agronomico delle uve. I suoli vulcanici scuri assorbono il calore del sole per rilasciarlo gradualmente durante la notte: questo scambio termico costante accompagna le vigne verso una maturazione regolare, che col tempo regalerà ai vini profonde note di pietra focaia, idrocarburo e grafite. Al contrario, i suoli calcarei chiari riflettono la luce solare e allungano i tempi di maturazione dell'uva, preservando una freschezza vibrante e arricchendo il sorso di una sapidità quasi gessosa. Si definisce così una profonda e affascinante dualità espressiva: da un lato l'austera tensione minerale, affilata, salina e dalle sfumature fumé impressa dai basalti scuri orientati verso la Valle d'Alpone; dall'altro la calda ampiezza strutturale, la morbidezza floreale e la sapidità profonda conferite dai depositi calcareo-argillosi del versante occidentale.

In questa alternanza geologica prende forma il percorso di Pieropan, famiglia di vignaioli dal 1880 che firma le sue prime etichette storiche nel 1901, ridisegnando nel tempo i confini qualitativi della denominazione grazie alla visione pionieristica di Leonildo Pieropan, la cui eredità è oggi raccolta dai figli Andrea e Dario. L'azienda ha intuito, prima di ogni altra realtà del comprensorio, la necessità di mappare e valorizzare le singole espressioni collinari, convertendo l'intero patrimonio vitato a un regime biologico rigoroso. Sulle pendenze più aspre del Soave Classico, la condotta agronomica tutela vecchi ceppi di Garganega e Trebbiano di Soave allevati a pergola veronese, un sistema d'allevamento storico indispensabile per proteggere i grappoli dalle scottature solari e mantenere intatta la spinta acida del frutto. Questo legame viscerale con il paesaggio si concretizza nella nuova cantina, un'opera ipogea scavata direttamente all'interno della collina e letteralmente ricoperta da un vigneto produttivo. Realizzata in pietra di Vicenza e cemento a vista per fondersi con il substrato roccioso, la struttura sfrutta la naturale inerzia termica del sottosuolo per l'affinamento dei vini. Il circuito interno è interamente ingegnerizzato per operare a gravità: lo spostamento delle uve, dei mosti e infine del vino avviene senza l'utilizzo di pompe meccaniche, un accorgimento enologico fondamentale per scongiurare alterazioni ossidative e preservare l'assoluta integrità fenolica della materia prima.

La condotta enologica riflette un minimalismo purista, focalizzato sulla trasparenza espressiva del contenitore in rapporto alla matrice del terreno che si è tradotta nella creazione di due etichette leggendarie, Calvarino e La Rocca, che fungono da veri e propri manifesti liquidi della dualità del Soave Classico. Calvarino, vigna acquistata nel 1901 e così battezzata per la durezza dei lavori manuali sui suoi ripidi versanti, poggia interamente su un substrato di basalti scuri disgregati di pura origine vulcanica. Il vigneto è composto da Garganega e da una quota del 30% di Trebbiano di Soave che vengono vinificate ed affinate esclusivamente all'interno di vasche di cemento vetrificato. L'assenza di legno preserva intatta l'austera verticalità del suolo magmatico, restituendo un Soave teso, affilato, di geometrica pulizia, contraddistinto da note di idrocarburo, scorza d'agrume e una salinità pietrosa, capace di un'evoluzione monumentale nel corso degli anni. Il vigneto La Rocca invece è adagiato sulla collina della Rocchetta, al di sotto del castello medievale di Soave, e rappresenta l'antitesi geologica perfetta: il terreno è di matrice interamente sedimentaria, composto da calcari nummulitici, marne e argille ricche di fossili marini. Ottenuto da Garganega in purezza raccolta a uno stadio di avanzata maturazione fenolica, con parziale sviluppo di botrite, viene poi fermentato ed affinato in botti di rovere di grande e medio formato. Il legno asseconda la naturale densità impressa dal terreno calcareo, dando vita a un vino sontuoso, avvolgente, ricco di sfumature di frutta esotica, zafferano, miele e vaniglia, bilanciate da una fitta sapidità gessosa che ne sorregge l'aristocratica ampiezza palatale.

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