La nostra selezione di Livio Felluga

Nella porzione orientale del territorio udinese, la denominazione dei Colli Orientali del Friuli si dispiega come un imponente anfiteatro collinare che si estende da Buttrio, a sud-ovest, fino al baluardo settentrionale di Tarcento, abbracciando quattordici comuni votati alla viticoltura d'eccellenza. Questo teatro pedologico, i cui vigneti si arrampicano tra i 100 e i 350 metri sul livello del mare, trae la sua straordinaria complessità dall'orogenesi eocenica, figlia di una millenaria sedimentazione marina preistorica. Il segreto del distretto risiede nella Ponca, chiamata scientificamente flysch di Cormòns, una matrice alternata di strati di marne calcaree, ossia argille ricche di carbonato di calcio, e arenarie calcaree cementate. Questa alternanza rocciosa, tenera all'esplorazione delle radici ma compatta nel sottosuolo, subisce un costante processo di degradazione meteorica che la trasforma in un terreno sciolto, minerale e finissimo. Per contrastare l'erosione di pendenze così aspre e valorizzare l'esposizione solare, l'ingegno umano ha modellato il paesaggio attraverso un fitto ricamo di terrazzamenti stoici, localmente noti come ronchi, costringendo le piante a confrontarsi con uno scheletro fossile capace di infondere ai mosti una sapidità verticale, una densità fenolica e una longevità strutturale con pochi eguali.

L'equilibrio vegetativo di questi circa duemila ettari vitati è governato da un microclima d'eccezione, generato dalla felice convergenza di due opposte e complementari forze della natura. A nord, l'imponente barriera delle Prealpi Giulie si erge come uno scudo monumentale, intercettando i flussi d'aria gelida e i venti catabatici settentrionali mentre da sud e sud-ovest giunge l'abbraccio mite e adriatico del Mar Mediterraneo che risale la pianura incanalando correnti calde e umide che mitigano le escursioni termiche estreme e accompagnano la maturazione dei grappoli. Questa felice configurazione geografica ha permesso di isolare specifiche sfumature espressive, codificate dal rigore dei disciplinari di produzione in cinque distinte sottozone e in ben tre prestigiose Docg che rappresentano l'aristocrazia liquida della regione. Tra queste spiccano il Ramandolo, baluardo del Verduzzo Friulano tra i rilievi settentrionali, il prezioso nettare da meditazione del Colli Orientali del Friuli Picolit, e infine Rosazzo, un'enclave collinare di regale eleganza dove l'interazione sinfonica tra i vitigni bianchi dà vita a vini sontuosi, caratterizzati da una tensione acida e da una complessità aromatica protette dal blasone normativo.

È precisamente sul crinale di Rosazzo che si compie la parabola di Livio Felluga, la cui storia familiare affonda le radici sei generazioni fa tra i filari di Malvasia Istriana e Refosco nei territori dell'Istria Asburgica. Nato nel 1914 e sopravvissuto alle fratture geopolitiche di due conflitti mondiali, Livio inseguì il sogno della viticoltura trasferendosi in Friuli alla fine degli anni Trenta. Il suo progetto, temporaneamente interrotto dalla chiamata al fronte, dovette misurarsi al ritorno con la desolante realtà del secondo dopoguerra: i confini ridisegnati e la miseria avevano innescato un drammatico esodo rurale, lasciando le colline abbandonate, i vigneti impoveriti e le tradizioni secolari sull'orlo dell'oblio. Spinto da un coraggio pionieristico e dalla ferma convinzione che solo la qualità potesse ridare dignità alla terra, Felluga intraprese un titanico lavoro di restauro e impianto dei vigneti, introducendo concetti agronomici moderni e legando indissolubilmente il vino alla sua terra d'adozione attraverso l'invenzione dell'iconica etichetta con la mappa geografica antica. Oggi quella sapienza enologica, ereditata e perpetuata dai figli, governa un ecosistema complesso di 242 ettari totali, di cui 187 vitati, dove la perfezione esecutiva in cantina e il rifiuto dell'omologazione industriale trasformano ogni bottiglia nel ritratto liquido del rinascimento vitivinicolo italiano.

Se mi si passa l’ossimoro, direi che siamo dei conservatori dinamici, consapevoli che la catena della qualità non ammette anelli deboli. Chiamare tutto ciò filosofia mi sembra una esagerazione, ma è la nostra vita. Andrea Felluga

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