La nostra selezione di Azienda Agricola Casanova di Neri
Il territorio di Montalcino, situato quaranta chilometri a sud di Siena, non è un semplice distretto vitivinicolo, ma una monumentale fortezza collinare dove la civiltà della vite coesiste con una natura ancestrale e dominante. Dei suoi ventiquattromila ettari di estensione, ben la metà è ancora oggi occupata da boschi fitti e terre incolte, mentre i profili argentei degli uliveti ne disegnano un decimo della superficie. In questo contesto, il vigneto occupa appena il quattordici per cento del paesaggio, configurandosi come un'eccezione preziosa e mirata. La grande collina ilcinese si presenta come un complesso e tormentato mosaico pedologico emerso dalle acque in epoca pliocenica, uno scheletro geologico dove la progressiva emersione dei fondali oceanici si incrocia con le antiche attività vulcaniche del vicino Monte Amiata. Questa genesi millenaria ha generato un'estrema eterogeneità di suoli disposti su quote altimetriche fortemente differenziate. Nelle fasce più elevate e nobili della collina dominano le formazioni marnoso-scistose del galestro, una roccia friabile che sotto l'azione degli agenti atmosferici si sfalda in scaglie sottili, garantendo alle radici del Sangiovese un drenaggio impeccabile e una profonda impronta minerale. A questo si alternano i blocchi duri di alberese, un calcare compatto di origine marina che apporta finezza e rigor strutturale. Scendendo lungo i versanti, il profilo geologico muta repentinamente, lasciando spazio a depositi di arenarie, argille marine plioceniche e caldi banchi tufacei di matrice vulcanica. In questo labirinto di altitudini, microclimi e suoli, i 3500 ettari vitati del comune trovano la loro massima espressione nel Brunello di Montalcino, un'ode al Sangiovese in purezza regolata da una severa e monastica legge del tempo. Il disciplinare esige infatti un affinamento minimo di due anni in rovere e quattro mesi in bottiglia, imponendo al vino di attendere il gennaio del quinto anno successivo alla vendemmia prima di poter essere immesso al consumo e rivelare la propria identità al mondo.
Se la mappa di Montalcino è un labirinto di esposizioni, i versanti che guardano a nord-est rappresentano l'espressione più fresca, austera e longilinea dell'intera denominazione. In quest'area, l'esposizione solare si fa più discreta e misurata, imponendo al Sangiovese cicli vegetativi lenti e costanti, al riparo dalle vampate afose dei quadranti meridionali. Il microclima è fortemente condizionato dalle correnti fredde e asciutte della Tramontana che spirano dall'Appennino, ripulendo l'aria dall'umidità e garantendo un'ampia escursione termica tra il giorno e la notte, fattore cruciale per la fissazione dei profumi primari e per il mantenimento di un'acidità vibrante. Dal punto di vista pedologico, questo macro-versante rivela una spiccata prevalenza di suoli marnosi ed evoluti, dove il galestro si mescola a percentuali variabili di argille chiare e banchi di alberese degradato. È una terra esigente, che costringe le viti a spingere l'apparato radicale in profondità per attingere ai nutrimenti minerali, restituendo uve dall'eccezionale spessore tannico e dalla fisionomia rigorosa. La combinazione tra questa freschezza climatica e la severità minerale del suolo costituisce il codice genetico originario da cui prende forma l'identità stilistica dei vini, un perfetto bilanciamento tra potenza strutturale e fiera eleganza.
Su questa solida base territoriale si innesta nel 1971 l'intuizione pionieristica di Giovanni Neri, mercante di sementi originario di Montevarchi che assecondando il sogno di dare vita a un monumentale rosso italiano, si lasciò ammaliare dall'austerità del Sangiovese ilcinese fino ad acquistare il Podere Casanova, una proprietà di circa duecento ettari situata a nord-est della città. Rinominata l'azienda in Casanova di Neri, avvia un meticoloso restauro dei vecchi impianti con il supporto dei viticoltori locali, giungendo nel 1977 alla prima storica vendemmia del Vino Rosso dai vigneti di Brunello, antesignano del Rosso di Montalcino, e, nel 1978, al debutto del primo Brunello aziendale. La storia della cantina si arricchisce già nel 1981 con l'acquisizione del Cerretalto, un anfiteatro naturale unico destinato a diventare una delle selezioni più leggendarie e premiate d'Italia. Nel 1986 fa il suo ingresso a pieno ritmo il figlio Giacomo Neri, che affianca il padre fino alla sua scomparsa nel 1991, assumendo la guida solitaria della tenuta e imprimendo un'accelerazione agronomica ed enologica formidabile, espandendo i confini aziendali ed esplorando i diversi contrasti di Montalcino. Nel 1993 acquista il vigneto Le Cetine nel caldo versante sud, dando vita al Brunello Tenuta Nuova, un'interpretazione più mediterranea e sontuosa del Sangiovese mentre l'anno successivo è la volta di Pietradonice, dedicato alla sperimentazione del Cabernet Sauvignon in produzione dal 2000. La spinta verso nord si rinnova nel 2001 con il vigneto Podernuovo, situato a 450 metri d'altezza su suoli ricchissimi di galestro. Per nobilitare il liquido ottenuto in questo patrimonio parcellare, nel 2003 prendono il via i lavori di una nuova e spettacolare cantina ipogea, inaugurata con la vendemmia 2005 e concepita a gravità per azzerare l'impatto visivo sulle colline e preservare l'integrità del frutto. Oggi, con l'ingresso in azienda dei figli Giovanni e Gianlorenzo, la terza generazione prosegue nel solco di una viticoltura di precisione, ampliata nel 2015 con l'appezzamento argilloso di Collalli a ridosso del Cerretalto e nel 2018 con i sette ettari del vigneto Tocci nella porzione sud-est, le cui viti di quarantacinque anni producono le uve per il Brunello Giovanni Neri, sigillo contemporaneo di una storia familiare intramontabile.