La nostra selezione di Biondelli Società Agricola
Nel cuore della Lombardia, sul versante meridionale del lago d'Iseo, si estende l'anfiteatro collinare della Franciacorta: un comprensorio vitato di circa 2800 ettari distribuito su 19 comuni della provincia di Brescia. Delimitato ad ovest dal corso del fiume Oglio e ad est dallo spartiacque con la Val Trompia, questo paesaggio deve la sua origine ai movimenti di espansione e ritiro del ghiacciaio della Val Camonica durante le glaciazioni pleistoceniche. I flussi della massa glaciale hanno dapprima generato un arco detritico primordiale; successivamente, una prolungata sosta del fronte nevoso ha indotto la formazione della cerchia morenica più elevata e articolata della denominazione, la cui ala occidentale si addossa alle falde del Monte Alto per poi proseguire in una maestosa semicirconferenza fino alla base del Monte Cognolo, ad est. Infine, il definitivo arretramento del nevaio dalla pianura bresciana ha rilasciato una imponente coltre di materiali erosi che, nel tempo, si è evoluta in terreno attivo, favorevole allo sviluppo agricolo della regione. Questo eccezionale substrato esibisce una straordinaria eterogeneità minerale, radicalmente distinta dalla roccia primaria circostante: i suoli policromi, dominati da frazioni sabbiose e limose a basso tenore argilloso, si rivelano sciolti e profondi, fitti di uno scheletro polimorfico dal notevole spessore. La granulometria grossolana del pietrame garantisce una permeabilità idrica ottimale, agevolando il rapido drenaggio delle acque in eccesso e scongiurando i rischi di ristagno radicale e le conseguenti fisiopatie della vite. Il microclima dell'areale risponde ai tratti del clima insubrico, tipico della fascia prealpina lombarda, in cui il bacino lacustre funge da volano termico invernale, mentre d'estate innesca correnti fresche discendenti dalla Valle Camonica capaci di mitigare la calura afosa. Questo specchio d'acqua, d'altro canto, instaura significativi tassi di umidità atmosferica in prossimità del sistema palustre delle torbiere; masse d'aria umida che, scontrandosi con i flussi freddi provenienti dalle vallate alpine, si traducono in frequenti e provvidenziali precipitazioni primaverili ed estive, a perfetto sostegno del ciclo vegetativo.
L'apparato collinare che definisce la porzione centrale della denominazione non si presenta come un blocco omogeneo, ma si articola in tre grandi archi morenici concentrici differenziati per epoca di sedimentazione, matrice dei suoli e microclima, che vengono definiti esterno, mediano e interno in relazione alla loro distanza dal lago. La zona delle cerchie moreniche mediane si sviluppa lungo la dorsale collinare che unisce i territori di Erbusco, Bornato, Cazzago San Martino e Passirano e, sotto il profilo pedologico, si distingue per le coltri sedimentarie profonde, in cui l'abbondante scheletro di ciottoli di origine alpina è immerso in una matrice equilibrata di argille, sabbie e limi fini. Una simile tessitura garantisce una capacità di ritenzione idrica ottimale, proteggendo gli apparati radicali dagli stress idrici estivi, mentre la parziale protezione orografica dai venti settentrionali configura un microclima termicamente stabile, ideale per una maturazione fenolica lenta e regolare delle uve. La continuità morfologica di questo settore collinare è tuttavia interrotta dalla Valle del Longarone, una depressione fluvioglaciale racchiusa tra i rilievi di Bornato e Calino, scavata nei millenni dalle imponenti acque di fusione del ghiacciaio in ritiro. In questo specifico recesso, il parziale dilavamento delle colline circostanti ha accumulato coltri limose ancora più profonde e sedimenti fini alternati a depositi ghiaiosi superficiali; una combinazione pedoclimatica che esalta la ricchezza estrattiva e la verticalità, conferendo ai vini mineralità e longevità.
All'imbocco della Valle del Longarone, in una struttura rurale cinquecentesca posta dinnanzi all'antico castello medievale di Bornato, trova la sua collocazione la cantina Biondelli. Sebbene il legame della nobile casata con il territorio risalga al secondo conflitto mondiale, la moderna veste vitivinicola della tenuta si deve alla visione di Joska Biondelli che, compiendo una scelta radicale, nel 2010 ha abbandonato una consolidata carriera manageriale a Londra per fare ritorno alle vigne di famiglia, assumendo il controllo diretto di ogni singola fase produttiva. Lungi dal configurarsi come un mero investimento d'impresa delegato a consulenti esterni, la conduzione aziendale si fonda su un rapporto simbiotico con il vigneto e su una rigorosa interpretazione del territorio. Per tradurre questa filosofia in protocolli di precisione, la proprietà si è avvalsa sin dalle origini del supporto di professionisti di primo piano della denominazione; tra questi, l'enologo Cesare Ferrari, firma storica della spumantizzazione, che insieme a specialisti del calibro di Roberto Ravelli e Diego Uberti ha contribuito a tracciare la fisionomia stilistica e l'approccio rigoroso della cantina. Il patrimonio vitato si estende su una superficie complessiva di 10 ettari, parcellizzati in 5 distinti appezzamenti i cui nomi sono mutuati dall'antica cartografia locale: Nave, Brolo, Stazione, Terrazze, che formano un corpo unico attorno alla cascina, e Paini. Questi filari, condotti secondo i dettami dell'agricoltura biologica, tesa a preservare l'equilibrio del suolo e la vitalità della pianta, sono caratterizzati da un'esposizione ottimale a mezzogiorno e, sfruttando strategicamente le diverse altitudini e conformazioni dei suoli, favoriscono lo sviluppo dello Chardonnay, che si attesta come varietà predominante, affiancato da quote selezionate di Pinot Nero. Coerentemente con il rigore agronomico, le pratiche di cantina mirano alla salvaguardia del corredo aromatico primario e della vibrante spalla acida delle uve, attraverso fermentazioni in vasche d'acciaio termoregolato, escludendo l'uso del legno per mantenere intatta la purezza varietale del frutto.