La nostra selezione di Graziano Prà Azienda Agricola

Il comprensorio del Soave Classico, rigorosamente circoscritto ai rilievi collinari storici compresi tra i comuni di Soave e Monteforte d'Alpone, si delinea come un ecosistema pedoclimatico unico, governato da una complessa alternanza tra matrici pedologiche di origine antitetica. La fisionomia dominante della denominazione è l'esito di un massivo vulcanesimo sottomarino sviluppatosi durante il Paleogene all'interno dell'antico oceano della Tetide: le ripetute eruzioni di frattura riversarono sui fondali oceanici colate di lave basaltiche scure, tufi e ialoclastiti che, a causa del repentino raffreddamento a contatto con l'acqua, si strutturarono in rocce fessurate, sature di elementi minerali quali potassio, ferro e magnesio. Questo substrato magmatico si contrappone bruscamente, spesso nell'alveo della medesima cresta collinare, a sollevamenti tettonici di natura interamente sedimentaria, dove affiorano calcari nummulitici, marne e sedimenti oceanici ricchi di scheletro fossile. Sotto il profilo microclimatico, l'orografia beneficia della protezione a nord dei Monti Lessini e di una costante ventilazione che pulisce le valli, ma è la risposta termica dei suoli a determinare il comportamento agronomico delle uve. I suoli vulcanici scuri assorbono il calore del sole per rilasciarlo gradualmente durante la notte: questo scambio termico costante accompagna le vigne verso una maturazione regolare, che col tempo regalerà ai vini profonde note di pietra focaia, idrocarburo e grafite. Al contrario, i suoli calcarei chiari riflettono la luce solare e allungano i tempi di maturazione dell'uva, preservando una freschezza vibrante e arricchendo il sorso di una sapidità quasi gessosa. Si definisce così una profonda e affascinante dualità espressiva: da un lato l'austera tensione minerale, affilata, salina e dalle sfumature fumé impressa dai basalti scuri orientati verso la Valle d'Alpone; dall'altro la calda ampiezza strutturale, la morbidezza floreale e la sapidità profonda conferite dai depositi calcareo-argillosi del versante occidentale.

In questo articolato contesto pedoclimatico si innesta la traiettoria produttiva di Graziano Prà, che fin dall'inizio degli anni ottanta ha assunto la guida dei vigneti di famiglia trasformando la tenuta in un avamposto di purezza stilistica e rigore territoriale. Il patrimonio vitato aziendale si concentra nel cuore storico del Soave Classico, presidiando i crinali vulcanici più celebri del comune di Monteforte d'Alpone, tra cui spiccano i cru di Monte Grande e Fittà. La filosofia agronomica di Prà è improntata a un profondo rispetto della vitalità del suolo, gestito secondo i dettami dell'agricoltura biologica certificata. Nei vigneti si rinuncia categoricamente all'uso di diserbanti e concimi chimici, promuovendo un inerbimento spontaneo ragionato che mitiga l'erosione dei versanti collinari e stimola la biodiversità del sottosuolo. Un elemento chiave è la salvaguardia delle vecchie vigne, allevate in gran parte con la tradizionale pergola veronese, ideale per proteggere i grappoli dall'irraggiamento solare diretto e preservare l'acidità dei frutti, affiancata dal guyot nelle pendenze più scoscese. Questo approccio costringe gli apparati radicali a insinuarsi nelle fessurazioni del basalto nero, stabilizzando la nutrizione della pianta e favorendo una naturale autoregolazione delle rese, premessa indispensabile per ottenere uve dalla straordinaria concentrazione salina.

La condotta esecutiva in cantina persegue l'obiettivo di tradurre la ricchezza minerale del suolo in purezza espressiva, escludendo interventi che possano mascherare il timbro varietale della Garganega. Sul fronte delle scelte tecniche, Graziano Prà si è distinto come uno stimato pioniere della denominazione introducendo in modo sistematico l'utilizzo della chiusura a vite, detto anche tappo Stelvin, anche sulle selezioni più prestigiose: una scelta enologica d'avanguardia, fortemente voluta per eliminare le deviazioni del sughero e preservare nel tempo la nitidezza del frutto e l'evoluzione del vino. L'architettura delle etichette trova due interpreti d'eccezione in Staforte e Monte Grande, che descrivono due filosofie di affinamento speculari. Il primo Soave Classico è l'emblema della verticalità minerale; ottenuto da una rigorosa selezione di uve Garganega e vinificato esclusivamente in vasche d'acciaio, svolge un lungo affinamento sulle fecce fini ritmato da costanti bâtonnage. Il risultato è un vino affilato, teso, di grande precisione aromatica, dominato da note di agrume ed evidenti cenni di pietra focaia. Al polo opposto si colloca il Monte Grande, un cru monumentale che unisce la Garganega al Trebbiano di Soave. In questo vigneto, circa un mese prima della vendemmia, viene praticato il taglio del tralcio della Garganega, inducendo un parziale appassimento direttamente sulla pianta che concentra zuccheri e precursori aromatici. La fermentazione e la successiva sosta di circa dieci mesi avvengono in grandi botti di rovere da 20 ettolitri, un legno esausto che non cede aromi ma accompagna il vino verso una texture densa, sfaccettata, dove la ricchezza del frutto maturo si fonde alla sapidità fumé tipica del basalto nero, garantendo una potenziale evoluzione in bottiglia capace di sfidare i decenni.

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