La nostra selezione di PoderNuovo Società Agricola
Sotto la mole dominante del Monte Cetona, la triplice frontiera dove la Toscana incontra l'Umbria e il Lazio si esprime in un contrafforte collinare tormentato, una terra emersa dal progressivo ritiro del mare pliocenico che fino a tre milioni di anni fa sommergeva interamente questo quadrante. La genesi di questo ambiente si compie attraverso millenni di sedimentazione marina e lacustre, un processo lento e silenzioso che ha depositato strati sovrapposti di argille azzurre calcaree, limi compatti e banchi sabbiosi ricchi di gasteropodi e bivalvi fossili, frammentati dalle prime spinte tettoniche dell'Appennino e successivamente arricchiti dalle ceneri portate dai venti durante le violente eruzioni dei grandi apparati vulcanici della vicina Tuscia. Questa complessa evoluzione geologica si intreccia indissolubilmente con un sottosuolo profondamente segnato da un reticolo di faglie attive, profonde fessurazioni della crosta terrestre che intercettano i circuiti idrotermali alimentati dalle ultime anomalie termiche magmatiche regionali, permettendo ad acque calde profonde e sature di sali minerali di risalire verso la superficie e impregnare le matrici rocciose. Questo flusso incessante, che si manifesta in sorgenti termali e depositi diffusi di travertino idrotermale carbonatico, si combina con le argille plioceniche, profonde e tenaci, arricchendo il mosaico pedologico di venature gessose, composti di zolfo e microelementi salini rari, creando un terreno denso, caldo e avaro che costringe le radici della vite a una penetrazione verticale profonda e tormentata alla ricerca di nutrienti e umidità nascosta, un cammino sotterraneo che si traduce in un'ossatura minerale straordinaria, una naturale complessità strutturale, una sapidità diffusa e una longevità sorretta da una spina acida incisiva.
Il microclima di questo intero areale di frontiera è governato dall'alto dalla mole solenne del Monte Cetona, un colossale bastione calcareo che agisce come un perenne volano termico e un baluardo orografico per l'intero quadrante circostante. Dall'alto della sua cima, la montagna scherma i rilievi sottostanti dai distruttivi e perturbati fronti settentrionali, comportandosi al contempo come un imponente serbatoio idrico capace di intercettare le nuvole d'alta quota, accumulare le piogge invernali e rilasciarle lentamente nel sottosuolo, garantendo una riserva idrica profonda che mitiga l'arsura estiva delle valli. È lungo il versante sud-orientale del massiccio che si compie una felice transizione termodinamica, dove le correnti fredde che scendono dal vicino Appennino si incrociano con le influenze più miti che risalgono dal bacino lacustre di Bolsena e dal litorale tirrenico. Questa dinamica atmosferica genera un quadro climatico asciutto e costantemente ventilato, dove le masse d'aria calda diurne vengono repentinamente rinfrescate durante le ore notturne, determinando ampie escursioni termiche, che si fanno particolarmente marcate nel periodo tra la fine dell'estate e la prima decade di ottobre, rallentando i processi di degradazione degli acidi e favorendo una sintesi fenolica lenta e progressiva, un fattore agronomico cruciale che permette alle uve di accumulare una straordinaria concentrazione di precursori aromatici e polifenoli senza incorrere in sovramaturazioni zuccherine. La ventilazione perenne che ripulisce le vigne previene inoltre il ristagno dell'umidità e protegge la sanità dei grappoli, consentendo una gestione agronomica di precisione che valorizza la purezza espressiva di varietà tradizionali e internazionali.
Lungo le pieghe orografiche del versante sud-orientale del massiccio, l'orizzonte si stringe attorno all'antico borgo termale di San Casciano dei Bagni e si distende sui declivi della frazione di Palazzone, un nodo storico che nel passato fungeva da stazione di posta lungo la via Cassia e da avamposto agricolo fortificato del castello di Fighine, dove la viticoltura affonda le radici in una vocazione secolare legata alla produzione di uve da peso. In questa precisa porzione di territorio si inserisce la storia contemporanea della cantina di Podernuovo, un cammino iniziato nel 2004 quando Giovanni Bulgari decise di sottrarre i vecchi terreni a decenni di totale abbandono, avviando un radicale progetto di rinascita agricola guidato dal massimo rispetto ambientale e culminato oggi nella conduzione biologica dell'intera tenuta. La gestione agronomica si fonda su densità d'impianto fitte che raggiungono i seimila ceppi per ettaro, una scelta volta a indurre una competizione radicale virtuosa capace di spingere le viti a perforare gli strati argillosi, assecondata da pratiche tradizionali come l'inerbimento controllato e il sovescio autunnale di favino per rigenerare la vitalità biologica del suolo senza ricorrere a concimi chimici di sintesi. Tra le vigne le rese vengono mantenute basse, parcellizzando la raccolta manuale in base alle specifiche varianti della terra, come le argille più dense destinate al Cabernet Franc o i settori calcarei riservati al Sangiovese. Questa rigorosa precisione prosegue all'interno della struttura ipogea progettata dallo studio Alvisi Kirimoto, mirabilmente integrata nella collina e supportata da un impianto geotermico, dove la materia prima viene lavorata per gravità, avviando le fermentazioni in tini troncoconici di rovere e vasche di cemento. Da questa attenta vinificazione prende vita un affinamento sartoriale che modula l'uso dei legni in base all'anima del vitigno, conducendo all'eleganza speziata del Cabernet Franc nell'Argirio, che matura in barrique, al carattere fiero del Sotirio, un Sangiovese in purezza elevato in grandi botti e tonneaux dedicato alla memoria del bisnonno fondatore, consegnando etichette dalla compostezza stilistica in cui convivono la veracità minerale e la finezza aristocratica.
Ho voluto interpretare con umiltà il territorio di PoderNuovo. Eleganza, armonia e rispetto dell'ambiente sono i cardini del progetto. Uva e terra hanno sempre delle esigenze specifiche, che bisogna saper comprendere e rispettare per ottenere vini eccellenti. Giovanni Bulgari